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Il legame tra la cura della psoriasi e quella dell’obesità: il punto di vista di un paziente

Clinical Thought
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Released: September 09, 2026

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Esplorate il punto di intersezione clinico tra la cura della psoriasi e quella dell’obesità attraverso il punto di vista di questo paziente, compresi gli effetti negativi che una diagnosi tardiva può avere e perché un approccio multidisciplinare è essenziale per migliorare gli esiti. Considerate quindi in che modo riconoscere e affrontare i fattori di rischio cardiometabolico nell’ambito di cure complete della psoriasi possa contribuire a una gestione più olistica, senza trascurare gli obiettivi e le esperienze dei pazienti.

Patient perspective in psoriasis and obesity


Convivo con la psoriasi da circa 12 anni, anche se il mio legame con la malattia risale a molto prima: mia madre soffriva di una grave forma di psoriasi a placche. Da bambino o da adolescente non ho manifestato alcun sintomo evidente. Intorno ai 27 anni, tuttavia, ho iniziato a sviluppare delle chiazze lievi nella zona genitale. Per diversi anni, questi sintomi sono stati attribuiti all’eczema e ad altre patologie cutanee, prima che mi venisse finalmente diagnosticata la psoriasi.

Uno dei motivi per cui ci è voluto così tanto tempo per ricevere una diagnosi accurata è che la mia psoriasi colpiva principalmente la zona genitale. A causa della sede, i miei sintomi sono stati inizialmente attribuiti a fattori come umidità, sudorazione e attrito, piuttosto che alla psoriasi. Questi fattori possono anche irritare la pelle sensibile e peggiorare i sintomi della psoriasi, il che ha reso ancora più difficile individuare la causa dei miei sintomi.

Mi è stata finalmente diagnosticata la psoriasi circa 3 anni fa, all’età di 36 anni. A quel punto, convivevo con sintomi lievi ma non controllati da quasi un decennio. Intorno al periodo della diagnosi, ho iniziato a manifestare riacutizzazioni anche al di fuori della zona genitale, tra cui su gomiti, ascelle, addome, cuoio capelluto e all’interno delle orecchie. Man mano che la psoriasi iniziava a colpire più zone del mio corpo, è diventato sempre più chiaro che i miei sintomi erano più diffusi di quanto mi fossi inizialmente reso conto.

La psoriasi non era necessariamente grave, ma era incredibilmente frustrante, soprattutto a causa del prurito persistente. Una volta iniziato il trattamento sistemico, i miei sintomi hanno cominciato a migliorare, ma ci è voluto del tempo per tenere sotto controllo la malattia e per comprendere meglio cosa significasse convivere con la psoriasi, una patologia infiammatoria cronica immuno-mediata. Ho anche appreso che il trattamento può variare a seconda della gravità e dell’impatto della malattia e può includere terapie sistemiche o farmaci biologici. È stato un lungo percorso trovare un approccio che funzionasse per me e per arrivare dove sono oggi.

Affrontare il peso durante le visite per la mia psoriasi
Curiosamente, ho notato per la prima volta le chiazze di psoriasi verso la fine dei miei vent’anni. Poi, intorno ai trent’anni, ho iniziato ad aumentare di peso, soprattutto nella zona addominale. Inizialmente, ho pensato che fosse semplicemente una conseguenza dell’invecchiamento e del rallentamento del metabolismo, ma col tempo ho capito che c’era dell’altro.

L’entità dell’aumento di peso addominale mi ha sorpreso. Non bevevo alcolici e, sebbene i carboidrati facessero parte della mia dieta, non ritenevo che le mie abitudini alimentari spiegassero completamente i cambiamenti che stavo osservando. La maggior parte del peso sembrava concentrarsi intorno alla vita.

Nello stesso periodo, anche i miei livelli di colesterolo hanno iniziato ad aumentare. All’inizio dei miei trent’anni mi è stato diagnosticato il colesterolo alto e l’obesità addominale. Il mio corpo tende ad accumulare peso secondo uno schema "a mela", con gran parte del peso in eccesso concentrato intorno all’addome. Ripensandoci, questi cambiamenti mi hanno reso più consapevole dell’importanza di considerare la mia salute metabolica generale insieme alla psoriasi.

Il mio medico mi ha consigliato di perdere peso, migliorare la mia alimentazione, evitare l’alcol e fare più esercizio fisico. Ho cercato di seguire quel consiglio, ma ho comunque faticato a tenere sotto controllo il mio peso. Avevo la sensazione che ci fosse qualcos’altro a rendere più difficile la perdita di peso. Allo stesso tempo, convivevo con una forma di psoriasi che non era ancora stata diagnosticata o tenuta sotto controllo in modo adeguato.

In seguito ho appreso del legame tra psoriasi e obesità e di come le due patologie possano influenzarsi a vicenda. Ripensandoci, quel legame mi sembra particolarmente pertinente per la mia esperienza, soprattutto durante i primi anni, quando sia la mia psoriasi che i miei problemi di peso non venivano affrontati contemporaneamente.

Circa un anno fa, ho iniziato una terapia biologica per gestire la psoriasi e l’artrite psoriasica. Nello stesso periodo, il mio dermatologo mi ha suggerito di valutare l’assunzione di un agonista del recettore GLP-1 per aiutarmi nella gestione del peso. La decisione di intraprendere questo trattamento è stata presa di comune accordo sia dal mio dermatologo che dal mio reumatologo, i quali mi hanno indirizzato a un endocrinologo per ulteriori accertamenti. L’endocrinologo ha eseguito gli esami del sangue necessari e mi ha aiutato ad accedere alla terapia e a iniziarla.

In che modo la perdita di peso ha influito sulla mia psoriasi
Con l’agonista del recettore GLP-1 mi ci sono voluti circa 6 mesi per perdere circa il 10% del mio peso corporeo. Man mano che perdevo peso, ho iniziato a sentirmi complessivamente meglio. Avevo più energia e lucidità mentale, ero più attivo fisicamente e mi sentivo più sicuro di me. Ho anche avuto la sensazione che perdere peso abbia contribuito a migliorare la mia psoriasi e a mantenere bassa l’attività della malattia.

Ancora oggi, mantenere un peso sano rimane una parte importante della gestione della mia salute generale. In occasione di ogni visita, il mio dermatologo ribadisce l’importanza del controllo del peso. Sebbene l’agonista del recettore GLP-1 abbia avuto un ruolo significativo nella mia perdita di peso iniziale, ora le nostre conversazioni si concentrano sulla ricerca di un approccio sostenibile e personalizzato, che sia attraverso la dieta, l’attività fisica, i farmaci o una combinazione di strategie, per mantenere un peso sano a lungo termine.

Prima di iniziare il trattamento, il mio IMC era di circa 28 kg/m², con gran parte del peso in eccesso concentrato intorno all’addome. Dopo aver perso peso, il mio IMC è sceso a circa 24,5 kg/m², un valore che rientra nell’intervallo di normalità. Tuttavia, dopo aver interrotto l’assunzione dell’agonista del recettore GLP-1, ho notato che ho iniziato a riprendere parte del peso perso. Il mio obiettivo ora è trovare il giusto equilibrio tra alimentazione, attività fisica e, quando necessario, farmaci per mantenere un peso sano a lungo termine.

Mi è difficile distinguere quanto del mio miglioramento sia dovuto alla perdita di peso e quanto alla terapia biologica. Nei primi mesi non ho avuto la sensazione che stessi beneficiando appieno del farmaco biologico. Intorno al quinto e sesto mese, quando avevo anche perso una quantità significativa di peso grazie all’agonista del recettore GLP-1, ho notato un miglioramento maggiore della mia psoriasi e artrite psoriasica. Dal mio punto di vista, la tempistica suggeriva una possibile correlazione, sebbene non possa sapere con certezza quale trattamento abbia contribuito maggiormente al miglioramento.

Ho interrotto l’assunzione dell’agonista del recettore GLP-1 circa 4 mesi fa e da allora ho notato che l’appetito è tornato e ho ripreso un po’ di peso. Nello stesso periodo, ho anche riscontrato una lieve ricomparsa dei sintomi della psoriasi e dell’artrite psoriasica. Questa esperienza mi ha fatto comprendere ancora meglio quanto strettamente possano essere collegati la gestione del peso e il controllo della mia malattia infiammatoria, e perché entrambi rimangano elementi importanti del mio percorso di cura.

Persistenti compartimenti stagni nella gestione delle comorbilità
Oltretutto, all’inizio dei miei trent’anni mi è stata diagnosticata anche la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD). All’epoca non capivo cosa fosse la MASLD né perché l’avessi sviluppata. Ero relativamente giovane, fisicamente attivo, mi allenavo regolarmente e cercavo di seguire una dieta equilibrata. Solo di recente, grazie alle mie ricerche e alle conversazioni con il mio team sanitario, ho iniziato a comprendere come la MASLD possa essere collegata all’obesità, alla disfunzione metabolica e alla psoriasi.

Prima di iniziare la terapia con l’agonista del recettore GLP-1 e i farmaci biologici, la mia MASLD era da moderata a grave e i miei enzimi epatici erano elevati. Dopo aver perso peso, i miei enzimi epatici sono migliorati e le successive ecografie hanno mostrato un notevole miglioramento della malattia epatica. Osservare quei cambiamenti mi ha aiutato a capire in che modo la gestione del mio peso e della mia salute metabolica possa avere benefici che vanno ben oltre il numero sulla bilancia.

La mia MASLD è stata scoperta per puro caso. Mi erano già stati riscontrati livelli elevati di lipidi, ma solo dopo aver riferito di avere dolori addominali il mio medico mi ha prescritto un’ecografia. Mi è stata diagnosticata la MASLD all’età di 33 anni, diversi anni prima che la mia psoriasi e artrite psoriasica venissero formalmente diagnosticate all’età di 36 anni. Ripensandoci, avrei voluto che i potenziali collegamenti tra queste patologie fossero stati riconosciuti prima.

Il mio reumatologo mi è stato particolarmente d’aiuto nel collegare tutti i pezzi del puzzle. Anziché considerare la mia psoriasi in modo isolato, abbiamo discusso della relazione tra infiammazione, obesità e salute metabolica. Dopo aver approfondito l’argomento, ho iniziato a chiedere informazioni anche sulla terapia con agonisti del recettore GLP-1. Il mio dermatologo e il mio reumatologo mi hanno infine indirizzato a un endocrinologo, il quale ha valutato la mia salute metabolica generale e mi ha prescritto la terapia. All’epoca, il mio IMC era superiore a 27 kg/m² e presentavo diverse comorbilità correlate al peso, tra cui colesterolo alto, MASLD e pressione arteriosa lievemente elevata, al limite della norma.

Il mio endocrinologo mi ha anche aiutato a comprendere le nuove ricerche che esplorano in che modo la gestione del peso e terapie come gli agonisti del recettore GLP-1 possano influenzare la psoriasi, oltre a migliorare la salute metabolica. Tendo a essere un paziente molto partecipativo, quindi ho continuato a leggere informazioni su nuovi trattamenti e a discuterne con il mio team medico.

Grazie a questa esperienza, ho imparato a considerare la mia psoriasi, l’artrite psoriasica, l’obesità e le patologie metaboliche come problemi di salute interconnessi, piuttosto che completamente separati. Per me, avere professionisti sanitari che guardavano oltre la singola diagnosi e consideravano la mia salute nel suo complesso ha fatto una grande differenza nel modo in cui ho compreso e affrontato le mie cure.

Le vostre opinioni
Un uomo di 36 anni affetto da psoriasi a placche presenta un IMC di 28 kg/m², obesità addominale, dislipidemia, MASLD e pressione arteriosa al limite dell’ipertensione. Nonostante la terapia biologica, ha riscontrato solo un miglioramento minimo della sua psoriasi e continua ad avere difficoltà a gestire il peso nonostante i cambiamenti nello stile di vita. Quale strategia aggiuntiva sarebbe più appropriata nell’ambito di un piano di gestione complessivo? Potete partecipare alla conversazione rispondendo alla domanda e pubblicando un commento qui sotto.